Dal nome scientifico Thaumetopoea Pityocampa, la processionaria è una larva fitofaga della famiglia dei lepidotteri che attacca le conifere, in modo particolare i pini domestici, i pini neri, i silvestri e i pini d’Aleppo. La processionaria è piccolo insetto strisciante che ha effetti brutali sulle conifere e colpisce ovunque, se non curata, compie una strage.

Si nutre delle foglie, nidifica sui rami soffocando la pianta e, tra i suoi danni, c’è anche un grave indebolimento della pianta, che può trovarsi così esposta anche all’attacco di altre malattie. Divora le foglie e provoca gravi lesioni. Non è solo pericolosa per le piante, ma è anche urticante per l’uomo. La peluria che ne ricopre il tozzo corpo, che è poi la fonte del loro malefico potere, può causare irritazioni alla pelle e agli occhi.

La processionaria si riproduce in grandi numeri e quando le piccole uova si dischiudono, di solito ad agosto, le larvette hanno già un appetito famelico e iniziano subito ad attaccare la pianta divorandone le foglie. Fano una piccola pausa invernale, poi si risvegliano verso febbraio/marzo per darci dentro di nuovo. Tra aprile e maggio raggiungono la maturità e lasciano il nido estivo. In processione, da cui il nome comune di questi parassiti, scendono lungo i rami e il tronco in formazione a piramide (parte un individuo, poi due in seconda fila, tre nella terza e via così), raggiungono il terreno e qui vi si rintanano. Dopo questo passaggio hanno anche la capacità di trasformarsi in farfalla essendo così in grado di volare, andare su altre piante e riprodursi.

Esistono dunque quattro metodi per la lotta alla processionaria delle conifere:

    • Lotta biologica: consigliata nelle zone abitate,  avviene con prodotti a base di BTK, un batterio che sviluppa tossine in grado di debellare i bruchi della processionaria. Per questo metodo si sfrutta agosto, momento in cui le larve si dischiudono e iniziano a mangiare. Il batterio viene così ingerito e compie il suo dovere.
    • Lotta chimica: sfrutta il momento in cui le uova si schiudono o del massimo volo e impiega trappole a base di “ferormoni sessuali”. Già, tramite questo espediente si possono monitorare, e catturare, questi pelosi lepidotteri. Anche il monitoraggio è importante: lo studio delle abitudini di volo, di deposizione delle uova e altri comportamenti è molto importante per prevederne le mosse e procedere con soluzioni sempre più mirare ed efficaci. Nelle trappole vengono usati prodotti larvicidi o chitino-inibitori.
    • Lotta per endoterapia: è una metodica recente che però sta dando ottimi frutti. Nella pianta vengono iniettati fitofarmaci a basso impatto ambientale. Questo trattamento può arrivare a proteggere il pino anche per tutto il periodo vegetativo. Questa tecnica ha il vantaggio di garantire che la cura arrivi a tutta la pianta, indipendentemente dalla sua altezza, a volte una questione complicata per le altre tecniche. Queste iniezioni vengono fatte nel periodo che va da fine estate ad autunno inoltrato.
    • Lotta meccanica: avviene con strumenti e attrezzature costose ed è eseguita solo da personale specializzato e dotato di tutti gli accessori protettivi per evitare il contatto con i peli. Si effettua tagliando gli apici intaccati e vengono bruciati i nidi. Con le norme vigenti attualmente, c’è l’obbligo di staccare i nidi e procedere al loro smaltimento in discariche predisposte.

 

Email this to someoneTweet about this on TwitterShare on FacebookShare on Google+