Biografia eterodossa di un costruttore di giardini

Antonio Verde, Nomen omen. La passione è l’origine del mio mestiere. Lo spirito di osservazione, l’intuito e l’esperienza  hanno spesso sostituito libri e manuali.

buona

Nativo dell’isola d’ Ischia, Forio il mio paese, stretto fra mare e montagna  è stato uno dei luoghi della mia infanzia, il bosco il mio primo maestro, il mare la mia fonte di consapevolezza che l’acqua è vita. Ho sempre avuto una naturale curiosità, forse una vera e propria attrazione, per tutto ciò che ha a che fare con il mondo vegetale, con ciò che la terra può generare. Un istinto che mi ha portato, sin da bambino, a trascorrere intere giornate tra gli alberi della mia isola, osservando e frugando l’irresistibile microcosmo del sottobosco.

La mia formazione è frutto di anni di studi e sperimentazioni intrapresi già negli anni dell’infanzia. Di fronte alla mia abitazione c’era la casa colonica di una famiglia di contadini; durante il giorno ero solito passere il mio tempo tra le varie culture .

A Ischia l’agricoltura ha radici antiche, la portarono i Fenici e i Greci. Terra e mare sono stati per molti secoli i pilastri della nostra economia, ben prima che il turismo ne divenisse la vocazione prevalente.

Ero affascinato dal modo di vivere, semplice e in sintonia con il ritmo del sole e delle stagioni. Mi pareva quasi un prodigio la possibilità di ottenere dalla terra una così ampia e variegata quantità di piante e frutti. Era un po’ come possedere il segreto della vita. Ai miei occhi era detenere il più grande dei poteri, quello che permetteva alla propria esistenza la più assoluta autonomia. Seguivo i lavori dell’orto, imparavo a vangare, divenni pratico dell’arte delle semine e dei trapianti, delle potature, e in quella di somministrare alle piante acqua e nutrimento. L’osservazione del progressivo mutamento di forma e dimensione che porta con sé la crescita, l’attesa delle fioriture e della fruttificazione, avevano un potere quasi ipnotico, che spesso mi teneva lontano dai giochi e dagli amici, ma in fondo quello era il mio gioco, e le piante i miei amici. Ambivo ad un piccolo pezzo di terra tutto mio, a tal punto che in una delle ricorrenze natalizie scrissi una letterina a Babbo Natale, desiderio che fu affettuosamente esaudito da quella mia seconda famiglia. Vi riversai tutta la mia scienza acerba, il senso di sfida, l’entusiasmo. Il risultato fu però assai concreto e tangibile: ottenni sempre le produzioni più ricche e le piante più rigogliose, superando in abilità i miei maestri. Fui considerato un piccolo sciamano della terra!

A quattordici anni iniziai il primo giardino, il mio. Fu un’esperienza che consolidò i miei interessi e mi regalò nuove competenze. Da quegli anni in poi non mi separai più dalla compagnia delle piante, fu in poche parole una strada già tracciata. Il mio mestiere sarebbe stato costruire giardini e prendermene cura.

Altri incontri, di persone e di piante, mi diedero nel tempo competenze e struttura, ampliarono l’orizzonte del mondo che mi ero scelto. Mi appassionai alle piante esotiche. Sulla mia isola popolano ogni angolo verde costruito intorno alle abitazioni con l’esuberanza e il colore che sono il privilegio del nostro sole e del nostro clima.

Fare giardini era ormai diventato un mestiere quando mi si presentò quella che rimane l’esperienza più incisiva della mia formazione, ” La Mortella”.

Quel giardino disegnato da Russell Page, una vera e propria oasi di rarità botaniche incastrata tra le rocce vulcaniche, fu per diversi anni una sorta di scuola, il luogo dove affrontai un apprendistato in cui si alternarono successi e delusioni, scoperte e conferme. In quel giardino, dove sentivo ancora vivo e presente lo spirito di William Walton, ho imparato a comprendere l’anima di un luogo e ad accordare ad essa ogni intervento. Lady Walton mi affibbiò il soprannome di wonderful boy per la mia capacità di risolvere situazioni complicate o di inventare soluzioni inconsuete.

Ho lasciato Ischia ormai da alcuni anni. Un altro clima e altre piante sono diventati gli elementi del mio mestiere. La latitudine cambia anche il concetto di giardino e la sua filosofia, ma la passione e la voglia di sperimentare sono sempre le stesse.

La maturità mi porta ad approfondire anche gli aspetti più tecnici della cura del verde: corsi e aggiornamenti mi introducono alle nuove emergenze tra i nemici dei giardini, mi danno nuovi strumenti per dare concretezza all’inventiva.

Quest’ultima tappa professionale porta con sé anche la nuova esperienza di responsabile di un parco storico vicino a Como. La progettualità creativa cede il posto alla ricerca di ciò che era stato progettato in passato, nel rispetto dello spirito originario di un luogo. Anche la tecnica deve accordarsi all’età delle piante che popolano un giardino così particolare, si affina e si arricchisce di ulteriori soluzioni.

“Informazione non è conoscenza . La sola fonte di   conoscenza è l’esperienza.”  (Albert Einstein)

 

 

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